VEANO DI VIGOLZONE

Impresa sociale, un luogo dove tutti sono più felici

Vi svelo un sogno nel cassetto: quando sarò grande con la mia amica Cristina ne aprirò una per i nostri figli. Intanto, alcune belle realtà (ma ce ne vorrebbero altre) esistono anche attorno a noi. Esempi virtuosi, da moltiplicare. E una testimonianza lo dimostra

DIRITTI UMANI
Eleonora Bagarotti

Tra le notizie più tristi per la nostra città, a mio avviso ci sono quelle che riportano il fallimento di alcune attività o la loro chiusura definitiva, magari dopo molti anni. Tra le più belle, invece, secondo me ci sono quelle che riguardano l’apertura di imprese sociali, che permettono a tutti, ai disabili di lavorare – l’esempio piacentino, su tutti, è di PizzAut. Ma non c’è solo quella. E mi chiedo: perché imprenditori, cooperative, privati non si uniscono per fondarne qualcuna nel Piacentino? Alcune belle realtà esistono anche da noi. E non fanno bene solo a chi ci lavora. Fanno bene a chi ci va, e non si tratta solo di buon cibo, o di allegra accoglienza. Si tratta di star bene nell’anima di chi arriva e se va. Lo descrive benissimo una lettera che abbiamo ricevuto, e che oggi condividiamo con voi. Nella speranza che possiate continuare a sostenere le imprese sociali. O, perché no, aprirne una. Da grande, lo farò anch’io.

Il viaggio inizia passando per una strada fiabesca, con un panorama, che se non si è abituati, lascia senza fiato, quando c’è ancora la luce del sole si può vedere tutta la collina circostante, se invece c’è già buio, si è abbracciati da infinite lucine che regalano un paesaggio incantato. La vera magia però, inizia andando avanti. Più ci si avvicina, più si avverte un’atmosfera di pace. La strada si ammorbidisce in curve dolci fino ad arrivare, poco distanti, quel tanto che basta per sentirsi altrove. Varcata l’entrata, si respira proprio un’aria diversa. Ti accolgono persone con sorrisi spontanei, sinceramente felici di vederti! Non importa che tu sia diverso, o “perfetto” fuori dal comune; tutto ha una sua logica armonia, che ti scalda il cuore.
Mi piace questo luogo: l’attenzione dedicata agli ambienti, ma soprattutto alle persone; è impossibile non comprendere il valore che c’è dietro ad ogni dettaglio. Quando tutto funziona non si vede, e la fatica che mi ripeto più spesso, allora, è anche quello di saperla apprezzare subito, e non successivamente quando è mancata. Ho la libertà di abitare una terra di mezzo, che mi porta a comprendere benissimo cosa prova una persona con disabilità, quanta fatica faccia a svolgere il suo lavoro, quale sforzo comporti un’azione quasi banale, quello che sembra facile può essere o diventare difficilissimo se lo sento, lo tocco, lo so bene e sono orgogliosa del risultato che vedo, raggiunto; vado via leggera pur di quando si arriva all’obiettivo, magari con fatica, quando si riesce, innanzitutto, si è orgogliosi di se e poi ci si sente uguali agli altri!

Cambiano le prospettive, l’altra parte di me, si affianca alle persone che decidono di andare in un luogo così speciale, superata la “stretta al cuore”, apprezzano ciò che di bello vedono, e dona, anch’io osservo un ragazzo felicissimo perché lo sono venuta a trovare gli amici e lui non sta nella pelle, gli spiego il motivo, non lo abbandona, se non per servirgli da bere.

Non cammina, ma salta di gioia, non sorride, ma ride, da giorni immagina esattamente, sogna. Non importa delle scale porta un vassoio colmo di bibite ad altri clienti prima di posarlo, come un funambolo su un filo invisibile, non esiste un modo abbastanza grande per esprimere la sua emozione. Guardando questo ragazzo si capisce, si comprende, si avverte quanto sia meraviglioso stare in un mondo parallelo, non in quanto contraddittorio da chi ci circonda e da cui viviamo, ma proprio nel suo stesso modo di essere, all’assenza della diversità. Fuori, siamo incattiviti, arrabbiati, non fermiamo a guardare qualcosa di bello, siamo seri, ma ci mancano sfumature, siamo convinti di essere invincibili, ma in realtà, siamo fragili, ci viene difficile dire grazie, non ci fermiamo. Chi ha poco, lo condivide ed è capace di fare una cosa importante a disposizione di qualcun altro, semplicemente, come dovrebbe essere.

Noi, tanto parliamo di educazione e civiltà, ma nel nostro piccolo, non siamo in grado di vivere in pace, l’esaltazione della cattiveria iniziale, diventeremo ridimensionati, ritrovando il rispetto e l’attenzione. Allora, passare di qua, dovrebbe essere un “obbligo” per tornare alle vere priorità, vorrei che tutti avessero gli stessi occhi e la serenità di chi decide di venire a cena, di una ragazzina che si aggiusta i capelli, ognuno si sente a casa, persino i cagnolini sono affettuosi! Come ho detto a chi mi ha accolto, qui si respira un’aria diversa, si sta bene!

Articolo originale: Libertà, 19-10-2025

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